Ottorino
Piccinato (responsabile creatività), giorgio
pellizzaro (responsabile marketing), antonio
romano, francesca
botta (partecipanti)
eldom 2010 – rovinj 15-22 giugno 2002
(n.d.r. in questa pagina non sono pubblicati testi o immagini originali dei progetti e delle idee scaturite nel workshop eldom 2010 in quanto sottoposti a contratto di riservatezza:
quelle che seguono sono le impressioni di una dei protagonisti, francesca
botta, partecipante e assistente personale di Ottorino
Piccinato)
premessa
un foglio bianco perché ciascuno possa disegnarci quello che vuole colorandolo con le sfumature più particolari che hanno segnato la settimana a rovigno
rimangono sensazioni, conoscenze, arricchimenti… e qualche foto che testimonia che è stata la realtà di un’esperienza molto particolare
qualcuno ha preferito evitare qualsiasi scatto per tenere dentro di sé il ricordo personale di quello che ha vissuto, senza inquinamenti visivi
immaginatevi una sessantina di giovani creativi che trascorrono una settimana insieme fuori dal contesto culturale in cui sono abituati a vivere
rovigno, una cittadina con 17 secoli di storia; la città vecchia è racchiusa in una stretta penisola che, dato lo spazio limitato, si sviluppa con costruzioni ammucchiate, piazzette e strette viuzze in cui si respira un’atmosfera molto particolare
camminare per le strade significa percorrere, in qualche modo, i tempi passati:
attorno a rovigno… uno splendido mare, elemento importante che ci ha permesso di sentire e percepire la realtà che ci circondava con un alone di magia
"eldom 2010 new concept for eating and living in 2010”, così recitava la locandina che presentava il workshop creativo organizzato in croazia
all’azienda partner, in questo caso la whirpool, dopo una settimana di lavoro, verranno presentate più di 150 proposte, che, attraverso percorsi di crescita e sviluppo, emergeranno dai vari team di lavoro
non sapevo esattamente che cosa sarebbe successo durante quella settimana!
avevo di fronte a me la possibilità di vivere un’esperienza a scatola chiusa con un non so che di misterioso che mi portava ad essere curiosa ed esuberante verso ciò che avrei vissuto
dunque, preparate le valigie, recuperai una buona carica di energia per partire
giorno 1
la percezione di qualcosa di speciale si è sentita nell’aria fin dai primi attimi:
c’era tanto di esplosivo che bolliva dentro al pentolone che stavamo cucinando…
i gruppi di lavoro erano già stati decisi, e a capo di ogni gruppo c’era un tutor affiancato da un assistente
osservavo, colpita e dubbiosa, e partecipavo agli esercizi che mi venivano proposti
in cerchio nella grande stanza, seduti in piscina o sugli scogli in riva al mare, ad un tavolo bevendo una birra o mangiando dell’ottimo pesce… mappe mentali, giochi di pensieri, segni e parole…
senza rendercene conto la mente non smetteva mai di lavorare:
ovunque e dovunque fossimo, i pensieri stavano costruendo mattoncino dopo mattoncino qualcosa di veramente grande
ci hanno proposto degli esercizi che ricordavano i giochi che facevamo da bambini
all’inizio il mezzo per esprimersi era la voce poi, il disegno ha spodestato il campo
seduti in cerchio abbiamo fatto un brainstorming sugli oggetti che compongono la cucina, ma ben presto, da veri creativi, questo semplice esercizio ha portato alle prime invenzioni di macchine dalle funzionalità più strane e divertenti
arrivati a quel punto era giunta l’ora che le nostre menti potessero esprimersi attraverso il disegno: in fondo siamo designer no?
ci hanno dato dei fogli sui quali comparivano dei “pezzi di disegno”, dei “segni o segnali”: è stato interessante notare come ognuno abbia dato un’interpretazione diversa a questi tratti; ciascuno di noi ha completato ed elaborato il disegno in modo personale e diverso, facendo sì che l’immaginazione e la fantasia occupassero quei pezzi di foglio bianco che avevamo di fronte a noi
attraverso questi giochi di decondizionamento la nostra mente si stava trasformando libera di creare; contemporaneamente tutti gli stimoli erano il carburante per far funzionare la nostra grande macchina
per quella prima notte il compito assegnato è stato la stesura di una poesia di gruppo e di una novella scritta singolarmente
stupita, mi domandavo cosa potesse servire “fare esercizi di scrittura” per dei progettisti
ben presto capii quanto fosse importante imparare a lasciar libera la mente e quanto questi semplici esercizi mi stavano aiutando a fare questo
spontaneità e libertà di pensiero… sentivo che qualcosa si stava sciogliendo dentro di me: proprio come un bambino, stavo liberando la mente dando la possibilità alle idee e alla creatività di uscire fuori
durante la prima giornata di workshop è arrivato silenziosamente tra di noi un personaggio strano e misterioso: milan medak
la sua vivacità, i suoi occhi che brillavano di vita, le urla e la gestualità ci hanno coinvolto ed emozionato
eravamo pronti ad abbandonarci ai suoi esercizi o, forse, è stato lui ad avere la forza di attrarci:
coricati a terra ad occhi chiusi, a gattoni come bambini di due anni, uno attaccato all’altro con le braccia alzate per sentire il contatto dell’energia che c’era in noi
attraverso la spontaneità stavo scoprendo molto di me stessa, lottando contro la fisicità dei movimenti che ancora mi infastidiva ed utilizzandola come corazza
è come se, da un momento all’altro, mi fossi accorta dei miei limiti, ed in quel momento mi si chiedesse di oltrepassarli; ed erano persone estranee a chiedermi di fare questo
istintivamente tutto ciò mi fece un po’ paura
assorbii quella carica/scarica di emozioni fortissime, ma poco dopo mi ritagliai qualche minuto per un tuffo in piscina e per una breve passeggiata nella pineta accanto all’hotel:
avevo bisogno di respirare
giorno 2
percorrendo le strette e ripide vie della cittadella di rovigno si arriva alla chiesa che sovrasta e guarda tutto e tutti dall’alto
è la chiesa di sant’eufemia, santa protettrice della città, costruita all’inizio del xviii secolo;
accanto alla chiesa un prato
è una notte d’estate ed in cerchio seduti su questo verde prato ci sono una ventina di ragazzi che per una sera fino alle due del mattino mettono in gioco se stessi cercando di abbattere i muri che, istintivamente, ciascuno di loro ha verso gli altri
parlano di sé stessi e delle loro paure attraverso degli esercizi toccanti, e cercano di trovare la fiducia in chi hanno davanti, fino a quel momento principalmente persone estranee
qualcuno rimane infastidito dal tanto “osare”
mi sono sentita turbata: avevo scoperto delle persone che, attraverso la loro sensibilità, potevano percepire i miei lati più nascosti pur conoscendomi pochissimo
per più di un attimo mi sono quasi dimenticata che ero lì per sviluppare concepts progettuali per la whirpool
sembrava un gioco emozionante che, come una droga, mi stava trasmettendo positiva dipendenza
seduti sugli scogli dell’isola rossa abbiamo liberato la mente raccontandoci quello che odiavamo della cucina, ridendo e abbronzandoci sotto il caldo sole croato
in seguito abbiamo sviluppato ed analizzato quello che avevamo scoperto e ne abbiamo trovato soluzioni: idee magiche
queste idee magiche, con grande libertà di espressione, rappresentavano chiaramente i nostri bisogni e desideri; stavamo imparando a lasciar scivolare le idee senza doverle trattenere per vincoli tecnici o logistici, ma era ancora difficile lasciare libero il pensiero
da progettisti, infatti, siamo soliti tenere sempre in considerazione i limiti progettuali
flessibilità mentale: avevo percepito un altro fattore molto importante da voler sviluppare
le forti emozioni erano protagoniste delle ore che passavano:
ogni giornata sembrava lunga un mese data la quantità di cose che facevamo
era un lavoro costante, e, anche se apparentemente si disegnavano attimi di pausa, la mente non smetteva mai di lavorare
si dormiva pochissimo, qualche ora a notte, ma al mattino bastava guardare il sole e il mare per sentire ancora quella carica e quella voglia di creare
giorno 3
disegni, parole, pensieri
per tutto il terzo giorno si lavorò sul tema assegnato
sapevamo che alla sera doveva succedere qualcosa che avrebbe scosso il clima di stretto contatto che si era creato all’interno di ciascun gruppo…
infatti, avremmo perso due componenti: uno era destinato ad essere il “virus” entrante in un altro gruppo e l’altro avrebbe formato un nuovo team di lavoro composto da sei persone che, a parere dei tutor, erano sufficientemente pronti a poter staccarsi e creare un nuovo gruppo
perché la “persona virus”? il virus avrebbe portato stimoli e incrementi positivi nel nuovo gruppo, rendendo frizzanti quelle idee che potevano apparire un po’ arenate: scambio di idee, di informazioni, di esperienza
alle 18 ci si incontrò in piscina per quella che avevano chiamato “uscita di gruppo”; nessuno di noi si sarebbe mai immaginato…
durante la passeggiata nella pineta ci siamo fermati davanti ad un imponente albero dove abbiamo ritrovato appese le lettere che avevamo scritto un paio di giorni prima, durante un esercizio di creatività
sull’albero c’era milan che con una musica speciale ci ha fatto, ancora una volta, sentire i brividi lungo la schiena dall’emozione
abbiamo continuato la passeggiata fino ad arrivare ad un grande prato; il suo perimetro era delimitato da alti alberi
lì ci sono stati altri esercizi che ci hanno coinvolto molto, anche a livello fisico
poco dopo ci siamo ritrovati bendati tenendoci per mano… pronti per un viaggio
la meta?
solo una decina di minuti dopo, apparentemente molto più di dieci minuti viste le condizioni di momentanea cecità, abbiamo tolto le bende
davanti a noi un mare cosparso di piccole luci
questo è il paradiso, ho pensato
non sono riuscita a dire nulla per i quindici minuti successivi a quella visione
dopo un momento di meditazione, siamo saliti sulla barca che ci stava aspettando
musica, luci soffuse, frutta fresca… attorno a noi il buio della notte e del mare
mi sentivo in una situazione surreale ai confini con il sogno
quasi senza fiato
sulla barca iniziò il rituale: la perdita e l’acquisizione dei componenti per ciascun gruppo
scambi e condivisioni di energia pura
emozioni che lasciavano spazio solo a sussurri di parole, occhi lucidi e a forti abbracci
giorni 4, 5, 6
durante le giornate grossi gabbiani ci tenevano compagnia
sembravano i primi padroni del luogo, pronti a sottolineare la loro presenza pressoché inevitabile ad ogni ora del giorno
il sole caldissimo, le notti stellate e le birre sui tavoli facevano di contorno a fogli, penne, matite colorate, pantoni, forbici… mani pronte a disegnare fiumi di pensieri che giravano nelle menti
in una settimana si era costruito, passo dopo passo, un filo immaginario che univa tutti i partecipanti
il pentolone stava esplodendo; stavano nascendo idee piene di energia positiva
non sapevamo esattamente dove saremmo arrivati;
l’unica certezza era la presentazione finale con i componenti della whirpool
giornate di lavoro instancabile, occhiaie per il poco sonno e per il tanto pensare…
valeva la pena di dare il meglio e, orgogliosamente e liberamente, ciascuno di noi l’aveva fatto
giorno 7
così, l’ultimo giorno, stanchi ed emozionati, ciascun gruppo ha presentato le sue proposte concettuali
i dirigenti della whirpool, che durante la settimana ci avevano affiancato e seguito nei nostri lavori erano, per la prima volta, al di là del tavolo, come nelle più serie presentazioni
era contrastante vedere i loro volti, gli stessi che durante i giorni precedenti avevamo avuto accanto, nel modo più informale, coinvolti nei nostri percorsi
grande felicità nel sentire la loro soddisfazione
la settimana di intenso lavoro aveva prodotto idee brillanti piene di un’energia positiva
i loro volti soddisfatti erano il più bel regalo
ci avevano dato fiducia e noi non li avevamo di certo delusi... anzi li avevamo stupiti
spettacolo di ballo e bagno in piscina come inizio dell’ultima serata a rovigno
una barca ci ha portato su di un’isola, dove abbiamo mangiato cozze e bevuto vino
nell’aria si respirava libertà, voglia di dare, ancora una volta, sfogo alle proprie emozioni
tanti piccoli fuochi di energia che per una settimana hanno condiviso attimi forti ed importanti
esperienze e sensazioni cresciute e condivise
un urlo liberatorio mentre si canta abbracciati sulla barca al ritorno…
una festa
e non c’è festa più bella quando si brinda ad un’esperienza coinvolgente, ad un lavoro riuscito, ad una soddisfazione che, anche senza bisogno di parole, si sentiva nell’aria
“...la creatività, come uso finalizzato della fantasia e dell'invenzione, si forma e si trasforma continuamente [...]
una persona creativa prende e dà continuamente cultura alla comunità, cresce con la comunità
una persona non creativa è spesso un individualista ostinato nell'opporre le proprie idee a quelle degli altri individualisti...” (bruno munari)
che ciascuno, dunque, apra gli occhi, liberi la mente, cerchi di trovare la spontaneità del bambino che c’è ancora in ognuno di noi… faccia esercizi con il proprio pensiero per modellare la mente verso la flessibilità